
Sclafani
11 Gennaio 2024
Contado di Gulisano
11 Gennaio 2024Caltavuturo, Sclafani e Scillato si trovano nel versante ovest delle Madonie; distano circa 20 km dalla costa imerese e costituiscono il varco obbligato per raggiungere sia il centro della Sicilia sia la parte orientale dell’isola. Questa conformazione geografica di ingresso verso le aree interne siciliane storicamente si è strutturata come area strategica dal punto di vista sia militare che economico.
Dal 1405, anno in cui Raimondo De Bages vendette Caltavuturo ad Enrico Rosso Spadafora, la contea di Sclafani insieme alla baronia di Caltavuturo e al casale di Scillato furono governate dai Luna di Caltabellotta, prima, e dai Moncada dopo.
Caltavuturo
Il castello dominava tutto l’abitato solcato dalle vie che permettevano di raggiungere le varie chiese e principalmente le porte di accesso. Due porte consentivano l’ingresso nella cittadella munita: la prima, detta porta suprana, collocata accanto al maniero, fondamentale per l’accesso alla zona est; la seconda, porta Scillato, a ovest prossima al dirupo di fronte la chiesa del Casale. Entrambe erano servite da gradinate praticabili a piedi o a cavallo. La struttura aveva un impianto quadrangolare con 25 m di lato cinto da torri di fiancheggiamento.
Da una descrizione del 1433 è possibile desumere uno spaccato degli ambienti presenti nella struttura dove erano comprese stalle per il ricovero di cinque muli e del cavallo del conte; l’armeria; il dormitorio per la servitù; la stanza da pranzo destinata alla servitù; un’ampia cantina; la cucina con il forno; un mulino; la stanza del conte con una cassa che custodiva un’armatura metallica. Probabilmente nel castello vi erano altri vani, come le carceri non menzionate nella lista notarile, perché prive di beni da inventariare. Tutti gli ambienti di servizio consentivano al castello un buon livello di autonomia. Ma, a partire dagli ultimi decenni del XVII secolo esso fu spopolato e poi decadde.
Sulle popolazioni e sulle casse pubbliche gravavano varie regalìe a favore del feudatario. Una delle uscite più cospicue riguardava l’ospitalità del principe e dei suoi familiari. A tal proposito, nel 1642, l’Università di Caltavuturo spese circa 19 onze per la venuta di Don Ignazio De Moncada con la Signora Marchesa e Signora Principessa D’Aragona. Sul secreto di Caltavuturo gravava l’impegno di assicurare la fornitura di neve al principe nelle sue residenze di Palermo e Caltanissetta. L’università erogò anche somme per finanziare il cantiere del palazzo che il principe volle far costruire a metà Seicento a Caltanissetta. Il dato è documentato nel 1650, quando si versò a don Luigi Moncada la somma di 88 onze e 18 tarì per la fabbrica nissena. Altro contributo di cui rimane traccia è del 1658. Il Secreto di Caltavuturo spedì 63.18 onze «per la fabrica del palazzo del Signor Padrone» tramite il depositario Giovanni Tommaso Terranova.
Il castello di Caltavuturo fu il luogo di rifugio di Beatrice Rosso, madre di Gian Vincenzo De Luna che nel 1505 cercò di penetrare nella fortezza e fu calmato solo dal Viceré, il cui soccorso fu invocato dalla stessa Beatrice. Qui nacque don Ottavio De luna il 24 aprile 1544, figlio di Don Pietro De Luna Padrone e di donna Colonna. Sino ai primi decenni del XVII secolo, nel castello sono documentate le carceri successivamente sostituite da quelle del castello di Collesano e abbandonate per le loro condizione precarie che non permettevano il suo utilizzo neanche come alloggio temporaneo. Oltre al castello, nella chiesa della Badia si trova la tomba di donna Porsia De Luna, monaca benedettina e badessa del Monastero, morta nel 1623.

Fig. 1 Castello di Caltavuturo (Ph. D. Perez)
Tratto da: L. Romana, I Luna e i Moncada nei territori di Scillato, Caltavuturo e Sclafani, in G. Giugno (a cura di), Città Moncadiane, Architettura Potere e Territorio, Edizioni Lussografica, Caltanissetta 2023, pp. 181-194.